Il turismo non passa più soltanto dalla scelta di una destinazione. Sempre più spesso sono le attività che si possono vivere sul posto a contribuire alla scelta di un luogo: degustazioni, escursioni, sport, visite particolari, esperienze nella natura, benessere e occasioni per entrare in contatto con cultura e tradizioni locali.
Alcuni segmenti mostrano con particolare evidenza il peso crescente di questa componente. Secondo i dati diffusi da ENIT nel 2025, il turismo enogastronomico è cresciuto del 176% nell’arco di dieci anni e i visitatori stranieri hanno generato quasi 365 milioni di euro di spesa nell’ultimo anno analizzato per esperienze legate a questo ambito.
Numeri che riguardano una specifica tipologia di turismo, ma che aiutano a comprendere quanto ciò che si può fare e vivere in una destinazione rappresenti oggi una parte importante della sua capacità di attrazione.
Per operatori e territori si apre quindi un’opportunità, accompagnata però da una sfida altrettanto importante: riuscire a rendere visibile questa offerta nel momento in cui le persone cercano ispirazione per un viaggio, un weekend o semplicemente una giornata diversa.
Essere online non significa necessariamente essere trovati
Un agriturismo che organizza degustazioni, una realtà che propone escursioni, un centro dedicato al benessere o un operatore specializzato in attività outdoor possono avere un sito curato e una presenza attiva sui social, senza per questo intercettare automaticamente tutta la domanda potenzialmente interessata alla loro proposta.
Il motivo è semplice: chi cerca un’esperienza non sempre conosce già il nome dell’operatore e, in molti casi, non ha ancora deciso esattamente cosa vuole fare.
La ricerca può iniziare da una destinazione, ma anche da un interesse, da un’occasione o dalle persone con cui si trascorrerà il tempo. Si può cercare qualcosa da fare durante un weekend, un’attività per una famiglia con bambini, un’esperienza di coppia oppure un’idea per conoscere meglio un territorio.
In tutti questi casi, il singolo operatore deve riuscire a comparire lungo percorsi di scoperta che iniziano molto prima della ricerca del suo nome o del suo servizio specifico.
È qui che la strategia digitale assume un ruolo centrale.
Dai motori di ricerca alle piattaforme verticali: i canali da presidiare
Non esiste un unico canale in grado di rispondere a tutte le esigenze di visibilità. Ogni strumento può intercettare una fase differente del percorso che porta una persona dalla prima ispirazione alla scelta di un’attività.
Tra i principali canali da considerare troviamo:
- sito proprietario, fondamentale per raccontare l’attività, presentare nel dettaglio le esperienze e costruire una presenza digitale direttamente controllata dall’azienda
- motori di ricerca, utili per intercettare non soltanto chi conosce già l’operatore, ma anche persone che effettuano ricerche legate a una destinazione, a un interesse o a una specifica esperienza
- social media, particolarmente efficaci nella fase di ispirazione grazie a immagini e video capaci di mostrare in modo immediato cosa significa vivere una determinata attività
- portali turistici e piattaforme territoriali, che permettono di inserire la singola proposta all’interno di un racconto più ampio della destinazione
- marketplace e aggregatori, utili per ampliare la distribuzione dell’offerta e intercettare utenti già orientati verso la ricerca di attività ed esperienze. Tra le realtà che operano in questa direzione c’è doovia.it, piattaforma che raccoglie attività ed esperienze organizzandole per categorie, territori, occasioni e tipologie di pubblico: un modello che consente agli utenti di esplorare possibilità diverse anche quando la ricerca non parte ancora da un operatore o da un’attività precisa
Per le aziende del settore, essere presenti all’interno di più percorsi di scoperta significa aumentare le occasioni in cui la propria proposta può entrare in contatto con un pubblico potenzialmente interessato.
Le esperienze possono diventare una porta d’ingresso al territorio
La visibilità digitale delle attività non produce effetti soltanto sul singolo operatore. Può contribuire anche alla scoperta del territorio in cui quell’attività si svolge.
Il processo tradizionale prevede spesso che il turista scelga prima il luogo da visitare e, in un secondo momento, cerchi cosa fare una volta arrivato. Il turismo esperienziale permette anche il percorso opposto: è una determinata attività a fornire una ragione per raggiungere un territorio.
Una degustazione può portare alla scoperta di una zona vitivinicola meno conosciuta. Un’escursione può avvicinare a un’area montana normalmente esclusa dagli itinerari più frequentati. Una visita a un produttore può diventare l’occasione per conoscere un borgo e le sue tradizioni.
Questo meccanismo è particolarmente interessante per le destinazioni che non possono contare sulla notorietà delle grandi città d’arte o delle località turistiche più affermate.
Borghi, aree rurali, territori montani e piccoli centri possono trovare nelle attività locali un elemento concreto attraverso cui raccontarsi e differenziarsi.
In questo senso, rendere facilmente reperibili online le esperienze significa anche moltiplicare i possibili punti di accesso a un territorio.
La frammentazione rimane una delle principali difficoltà
L’altra faccia della ricchezza dell’offerta italiana è proprio la sua frammentazione.
Molte attività sono proposte da piccole imprese, professionisti e realtà fortemente radicate nel territorio. Questa varietà rappresenta un punto di forza dal punto di vista turistico, ma può rendere più difficile costruire una visibilità sufficiente per ogni singolo operatore.
Un’attività interessante può esistere ed essere prenotabile senza riuscire a emergere nelle ricerche di chi potrebbe apprezzarla.
Per questo la distribuzione digitale assume un’importanza crescente. Essere presenti in contesti differenti aumenta i punti attraverso cui un potenziale cliente può entrare in contatto con l’esperienza: una ricerca su Google, un contenuto visto sui social, una pagina dedicata alla destinazione, un marketplace o una piattaforma specializzata.
La logica non deve necessariamente essere quella di scegliere un canale a discapito degli altri, ma di comprendere il ruolo che ciascuno può avere all’interno del percorso dell’utente.
Verso un ecosistema di visibilità per il turismo esperienziale
La valorizzazione digitale delle esperienze richiede quindi una strategia più ampia della semplice presenza online.
Il sito proprietario permette di costruire autorevolezza e controllare il racconto dell’attività. I motori di ricerca intercettano una domanda già esistente. I social possono generare interesse. Portali e piattaforme territoriali inseriscono l’esperienza nel contesto della destinazione. Marketplace e aggregatori verticali ampliano le possibilità di essere scoperti da utenti che stanno confrontando alternative.
Per un operatore, la sfida consiste nel comprendere quali di questi canali siano più coerenti con il proprio pubblico e utilizzarli in modo complementare.
Per i territori, invece, significa favorire la visibilità del tessuto di attività che li rende diversi dagli altri: non soltanto luoghi da visitare, ma esperienze da vivere.
Se la scelta di una destinazione è sempre più influenzata anche da ciò che permette concretamente di fare, rendere queste possibilità facili da trovare può diventare parte integrante della capacità di attrarre nuovi visitatori e distribuire maggiore valore sul territorio.
