L’HVO sta entrando nell’operatività delle grandi flotte europee. I numeri registrati nel 2026 indicano un cambiamento concreto nella domanda di carburanti per il trasporto pesante e la logistica: nel primo semestre dell’anno DB Cargo ha portato l’utilizzo di HVO a circa il 43% del proprio consumo di carburante in Germania. In Italia la quota ha raggiunto circa il 31% nell’ambito delle attività europee interessate.
A luglio Eni e BMW hanno inoltre annunciato un accordo per l’impiego di HVO nelle flotte aziendali BMW in Italia, all’interno di un progetto che coinvolge anche Germania e Austria.
Sono segnali che spostano il dibattito su un terreno industriale. L’Hydrotreated Vegetable Oil, prodotto a partire da materie prime rinnovabili e residui attraverso processi di idrogenazione, viene ormai utilizzato da grandi operatori della mobilità e della logistica. La possibilità di impiegarlo nei veicoli diesel compatibili e di utilizzare buona parte delle infrastrutture distributive esistenti ne favorisce l’adozione nei settori nei quali la sostituzione delle flotte richiede tempi e investimenti rilevanti.
È in questo mercato che si colloca COMFER GmbH, società con sede a Offenbach am Main guidata dall’ingegnere italiano Francesco Anelli. L’azienda opera nel commercio energetico e nella logistica, lavorando su approvvigionamento, distribuzione e gestione delle filiere. Un posizionamento sviluppato nel cuore industriale della Germania, con una prospettiva che guarda ai collegamenti commerciali tra Europa centrale e Mediterraneo.
Anelli arriva al settore energetico dopo un percorso professionale maturato nelle infrastrutture e nelle costruzioni, con esperienze internazionali tra Italia e Francia. Questo background ha contribuito a definire l’impostazione operativa di COMFER, basata sulla relazione tra disponibilità del prodotto, organizzazione logistica e continuità delle forniture.
“L’HVO ha superato la fase in cui veniva osservato prevalentemente come soluzione alternativa”, spiega Francesco Anelli. “Quando grandi flotte iniziano a inserirlo stabilmente nei propri consumi, il tema diventa industriale. Bisogna garantire disponibilità, qualità, tracciabilità e capacità distributiva su volumi crescenti”.
COMFER dispone della certificazione HVO secondo il quadro europeo RED III, elemento che inserisce la società nel sistema di sostenibilità e tracciabilità previsto per i carburanti rinnovabili. La direttiva europea ha infatti rafforzato i criteri relativi all’origine delle materie prime, alla documentazione della catena di fornitura e alla riduzione delle emissioni associate ai combustibili.
La crescita dell’HVO rende proprio la filiera uno dei punti centrali del mercato. All’aumento dei consumi deve corrispondere una struttura capace di documentare provenienza, caratteristiche e passaggi commerciali del prodotto. Per operatori e clienti industriali, la certificazione diventa quindi parte integrante del processo di approvvigionamento.
“Il mercato europeo chiederà quantità maggiori, ma soprattutto filiere affidabili”, osserva Anelli. “Chi acquista energia deve conoscere l’origine del prodotto e poter verificare il rispetto degli standard richiesti. È su questo terreno che si misurerà la capacità degli operatori di accompagnare la crescita dell’HVO”.
Germania e Italia costituiscono due osservatori particolarmente interessanti di questa evoluzione. La prima dispone di una delle maggiori piattaforme logistiche e industriali europee; la seconda sta ampliando rapidamente infrastrutture e distribuzione dei biocarburanti. I dati del 2026 mostrano che il passaggio è già iniziato. Per l’HVO, la questione ora riguarda la capacità del mercato europeo di costruire filiere sufficientemente solide per sostenerne la diffusione su scala industriale.
